La macchina è in sostanza una sonda elettromagnetica, dotata di un tubo lungo una trentina di centimetri, un po’ come i metal detector manuali utilizzati negli aeroporti, che in un esame della durata di solo 2-3 minuti, è in grado di rilevare qualsiasi infiammazione dei tessuti, e quindi anche la presenza di cellule tumorali. L’apparecchiatura, testata negli anni scorsi in diversi ospedali e, tra questi, anche l’Istituto Europeo dei Tumori del Prof. Veronesi, ha una precisione diagnostica del 70% e, se utilizzata da mani esperte, anche del 100%. Il test è del tutto innocuo e quindi ripetibile all’infinito, visto che l’apparecchio non utilizza sorgenti di radiazioni e non crea imbarazzo o fastidio al paziente, non essendo minimamente invasivo.
L’apparecchio ora prodotto da una società del colosso Finmeccanica e commercializzato alla ridicola somma di 42mila euro, niente in confronto al costo di una PET o di una TAC o di una apparecchiatura per la risonanza magnetica, e secondo il prof. Clarbruno Vedruccio, il limite della macchina era proprio questo, non era commercialmente rilevante e quindi conveniente. La Trim Probe, così si chiama la macchia svela tumori, non è più in produzione, e inoltre l’azienda che la produceva ha chiuso i battenti, secondo quanto dichiara il suo inventore.
Questi, in una intervista ad Affari Italiani, rivela di aver inventato per caso la macchina nel 1992, mentre stava lavorando ad un nuovo tipo di radar per applicazioni militari, e si è accorto che il tipo di radiazioni emesse dall’apparecchio erano in grado di rilevare le infiammazioni dei tessuti. Senza aiuti statali, il prof. Clarbruno Vedruccio ha portato avanti le ricerche a sue spese e, una volta perfezionato l’apparecchio, nel 2000 si è passati alla sua industrializzazione per la produzione su vasta scala.
I primi test, effettuati e certificati da vari ospedali e da diverse strutture sanitarie, sono stati positivi, e si pensava che l’apparecchiatura potesse ben presto entrare nell’utilizzo normale per eseguire gli esami che, se eseguiti con le apparecchiature standard, sarebbero costati le cifre che tutti conoscono. Ma il problema dell’apparecchio è risultato essere proprio questo, la sua semplicità e la sua economicità che, secondo il suo inventore, ha urtato diversi interessi che hanno fatto pressione affinché l’apparecchio non fosse preso seriamente in considerazione. Fatto è che, l’Istituto Europeo dei Tumori, il primo a testarlo e a certificarne l’efficacia, l’ha restituito al produttore.
Sempre secondo il suo inventore, la Trim Probe si trova attualmente in Giappone, Brasile, Malesia, Turchia, Iran, Regno Unito, Francia e Belgio dove viene regolarmente utilizzata. Inoltre, visto che l’azienda incaricata della produzione ha chiuso i battenti, per non far scadere il brevetto, è costretto a pagare di tasca propria le spese per il suo mantenimento dalla Cina al Sudafrica, dall’India al Canada, cifre di tutto rispetto.Ora, senza esprimere giudizio di sorta, in quanto si è semplicemente riportato un sunto di una intervista del prof. Clarbruno Vedruccio, questa vicenda non può che destare come minimo delle perplessità, a prescindere dalla fondatezza delle dichiarazioni del sui ideatore. Sperare che si faccia chiarezza sull’argomento è forse chiedere troppo, visto che in tanti anni nulla è stato fatto al riguardo, in tutti i casi è sperabile che la sua intervista possa mettere la pulce nell’orecchio della persona giusta al posto giusto.
Fonte: http://www.imedicidiportanuova.it/