L’introito per l’erario verrebbe garantito dal tributo che il singolo cittadino verserebbe allo Stato per registrare lo stemma di famiglia, mettendolo così al sicuro scudi, palle, torri e cavalli rampanti dai malintenzionati. E non si sta parlando di poche decine di loghi legati all’albero genealogico, perchè in Italia ci sono quasi 6mila 300 stemmi familiari. Inoltre, gli esperti sottolineano come il concetto di araldica familiare veda negli stemmi non tanto una rappresentazione grafica del cognome, quanto un segno di riconoscimento personale. Per questo, escludendone la trasmissibilità, lo stemma dovrebbe essere registrato ad ogni passaggio generazionale, con ulteriori vantaggi per il fisco. A gestire la registrazione e la protezione degli stemmi e delle ’armì familiari "sia di antico uso che di nuova costituzione", dovrebbe essere, secondo la proposta del Carroccio, l’Ufficio del cerimoniale di Stato e per le onorificenze istituito presso la Presidenza del Consiglio. E questo è uno dei punti di forza della proposta Grimoldi perchè l’Ufficio già si occupa dell’Araldica pubblica, come quella che riguarda i Comuni, ed è composto da personale preparato che conosce bene la materia.
Gli stemmi registrati andrebbero a formare l’archivio araldico nazionale, con sicuro beneficio per studiosi, cultori e ricercatori di tutto il mondo. Ma soprattutto, l’Araldica non potrà essere più considerata oggetto solo di convegnistica o argomento salottiero per pochi, ma potrà diventare, anche per i singoli e le famiglie, un atto ufficiale dello Stato italiano. L’intento, insomma, al di là dei concreti benefici economici per le casse erariali, è quello di aprire la strada alla possibilità per tutti i cittadini italiani, ma anche stranieri, di poter registrare uno stemma araldico personale o familiare, come avviene già in molti altri Paesi, dall’Inghilterra alla Spagna, dall’Irlanda al Canada. Inoltre, si fa una netta distinzione tra araldica e diritto nobiliare, evidenziando come uno stemma non possa essere considerato in nessun caso un marchio. Potrebbe essere l’occasione, sottolineano gli esperti in materia, per introdurre nel sistema giuridico italiano il concetto stesso di stemma, oggi assente anche a causa della frequente confusione tra stemma, marchio e cognome, spesso erroneamente sovrapposti.
Gli stessi esperti di Araldica, tuttavia, sottolineano come vi siano alcuni aspetti della proposta da approfondire. La mancanza, ad esempio, di indicazioni sulla tutela degli stemmi storici che lascia in via teorica a chiunque la possibilità di registrare a proprio nome lo stemma dei Savoia. Analogamente, la proposta Grimoldi non impedisce ad un terzo di registrare uno stemma abbandonato dai discendenti di chi in precedenze se ne era fregiato. L’Ufficio del cerimoniale di Stato è chiamato ad esaminare le domande di registrazione, ma anche di cancellazione, di uno stemma, tenere il registro e la documentazione relativa alle domande, esaminare i ricorsi. La domanda di registrazione di uno stemma può essere presentata sia in formato cartaceo sia online da cittadini italiani o stranieri. L’Ufficio ha30 giorni di tempoper verificare la possibilità di registrazione ed altrettanti per effettuarla. Scaduti i termini, rilascia un diploma in carta pergamenata con la miniatura dello stemma e un certificato di iscrizione nel registro degli stemmi italiani, consultabile anche online. Attenzione, però: chiunque utilizzi uno stemma senza l’autorizzazione scritta di chi lo ha regolarmente registrato è punito con una multa fissata dal governo, chiamato anche a stabilire il quantum della tassa per la registrazione dello stemma.
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