Ma riuscirsi ad orientare autonomamente nel mare magnum delle cefalee è quasi impossibile: ne esistono circa 200 tipi diversi, che vanno da quelli più innocui a quelli che presentano un pericolo di vita.
A spiegare una delle cause fin troppo spesso sottovalutate della cefalea è la Dottoressa Maria Patrizia Di Caprio, laureata in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Dottore di Ricerca presso l’Università di Napoli “Federico II” e libera professionista.
Secondo l’esperta “si distinguono 2 enormi categorie: le cefalee primarie, cioè benigne, quali l’emicrania e le cefalee secondarie, ovvero spia di qualcosa che non va, tipo quelle da lesioni intra-craniche o extra-craniche, da nevralgie, o da patologie più gravi. Pochi sanno – continua la Di Caprio – che nel 50% dei mal di testa ricorrenti, l’impulso doloroso deriva dai muscoli masticatori e cervicali. Queste cefalee vengono denominate “tensive” perché sono dovute ad anomalie della masticazione, disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare, posture viziate, traumi, serramento o digrignamento dei denti che possono provocare, appunto, un aumento della tensione muscolare in grado di determinare l’insorgenza del mal di testa”.
Quindi la bocca sarebbe all’origine del disturbo più comune al mondo.
“In particolare – spiega infatti la Dottoressa – il digrignamento dei denti (bruxismo), specie durante le ore notturne, può produrre acido lattico da parte dei muscoli masticatori, che porta ad un dolore alla testa ed un’aumentata dolorabilità alla palpazione dei muscoli. La terapia più efficace per questo tipo di cefalee consiste nella correzione delle cause che stimolano la contrazione muscolare, che può notevolmente ridurre la frequenza e l’intensità degli episodi di cefalea. Per tale motivo – conclude la Di Caprio – in caso di mal di testa ricorrenti può rivelarsi molto utile sottoporsi ad una visita specialistica che verifichi la presenza di possibili anomalie dell’occlusione dentaria o abitudini muscolari scorrette, per migliorare la sintomatologia dolorosa”.
