«Prendete queste fascette e portatele a scuola: Loris mi aveva detto che sarebbero servite per la lezione di scienze», disse Veronica alle maestre, le quali, però, non avevano pianificato alcun esperimento con quella tipologia di fascette, troppo pericolose per essere maneggiate da alunni di terza elementare. Le insegnanti, insospettite dall’atteggiamento della mamma di Loris, andarono immediatamente dai carabinieri a consegnare le fascette, le quali finirono sotto i microscopi del dottor Iuvara e dei suoi collaboratori. Giallo è in grado di pubblicare i risultati, davvero clamorosi, di quelle analisi. La comparazione tra le fascette sequestrate e i segni, visibili anche a occhio nudo, sul collo di Loris hanno, infatti, fanno emergere una drammatica verità: il bimbo è stato strangolato con una fascetta identica a quelle consegnate da Veronica alle maestre. In parole ancora più semplici: l’arma del delitto era acasa Stival, cioè nel luogo in cui gli inquirenti ritengono sia stato ucciso Loris. Tutto ciò emerge dalla relazione firmata dal dottor Iuvara. Riguardo all’arma del delitto, scrive Iuvara nell’autopsia: «Oltre alle dimensioni delle fascette (lunghe 28 centimetri e larghe quattro millimetri e mezzo) è importante, ai fini di stabilire una compatibilità, descriverne la struttura. Esse sono composte da una superficie liscia, una superficie dentellata e una a cricco (un meccanismo che consente il movimento in un solo senso). È la superficie dentellata che, chiusa la fascetta, aderisce ai corpi da compattare. Peraltro, una volta inserita all’interno del cricco, non si può più riaprire. La dentellatura garantisce infatti il bloccaggio della fascetta, impedendone il rilascio. Nel caso in esame, l’impronta del solco è compatibile con queste caratteristiche. Le fascette stringicavo cadavere, c’è un altro particolare fondamentale, che compare nella relazione sul “sopralluogo giudiziario” disposto dalla Procura.
Si legge in quest’altro documento che solo Giallo è in grado di pubblicare: «La suola delle scarpe di Loris risulta apparentemente pulita, con segni di strisciamento (terriccio) sulla punta e sulla superficie superiore della scarpa di destra, il tutto indicativo di mancato camminamento nella campagna circostante il canalone». Loris, quindi, è stato “trasportato” già morto al Mulino Vecchio, e non vi è arrivato sulle sue gambe come ipotizzato dalla difesa per scagionare Veronica. Come forse ricorderete, il bimbo è stato trovato senza mutandine e con i pantaloni leggermente abbassati. Posto che nelle morti asfittiche, cioè da soffocamento, si verifica una fuoriuscita di urina e che durante l’autopsia la vescica del povero bambino era totalmente vuota (come si evince dal documento), è verosimile che dopo l’omicidio l’assassino abbia provveduto a cambiare il piccolo per facilitare il trasporto del cadavere. Per i giudici, infatti, Veronica dopo aver strangolato Loris, gli avrebbe cambiato i pantaloni. Quelli sporchi, insieme con le mutandine, li avrebbe lavati subito e stesi al sole ad asciugare, come testimoniato da una vicina di casa della donna.

fonte: retenews24.it