E' uno stillicidio, col rischio concreto che al Ferraris - contro il Genoa - gli emiliani non si presentino in segno di profondo dissenso contro Federcalcio e Lega. Il Parma è sull'orlo del fallimento: sul tavolo ci sono i conti da pagare, un bilancio da buco nero, creditori che premono alle porte, un'indagine della Procura per bancarotta fraudolenta (anche se al momento non risultato persone iscritte formalmente nel registro delle inchieste), sfiducia generale e soprattutto la rabbia della squadra che adesso - nonostante le belle parole e gli attestati di solidarietà - ha deciso di mettersi di traverso. I calciatori sono stufi, nemmeno è bastata l'ultima presa di posizione dell'Aic (il sindacato dei giocatori) che ha chiesto e ottenuto il posticipo di 15′ per tutte le gare della prossima giornata di campionato. "A Genova andiamo con le nostre macchine", aveva ammesso con orgoglio il capitano, Lucarelli. "Vi accompagniamo noi", hanno fatto sapere i tifosi pronti ad organizzare un torpedone perché a Marassi, contro il Grifone, la gara abbia inizio.
A giudicare dalla piega presa dalla vicenda nelle ultime ore, la sfida tra liguri e gialloblù è una chimera perché i ducali sono pronti a una forma di protesta clamorosa: scioperare, incrociare le gambe, appendere le scarpette al chiodo, divise nello spogliatoio. La mediazione da parte dell'Assocalciatori prosegue: contatti febbrili per evitare la serrata, un'opera diplomatica che non sembra scalfire la ferma volontà dei calciatori che, invocando rispetto per se stessi, ne fanno questione di dignità e professionalità, entrambe calpestate prima da Ghirardi poi da chi lo ha succeduto al timone del Parma fino a condurlo contro gli scogli.
A proposito di Manenti, l'uomo che dice di avere i soldi perché il club chiuda la stagione e poi riparta, oggi (ore 15) s'incontrerà con il sindaco Pizzarotti: al vertice parteciperanno anche i calciatori e il tecnico Donadoni. Solo allora si saprà qualcosa di più.
