Giuseppe Massimo Bossetti, fermato per l'omicidio di Yara Gambirasio, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai Pm. L'uomo aveva fatto la stessa scelta lunedì scorso dopo il fermo.
SI SENTIVA OSSERVATA Yara Gambirasio si sentiva osservata e aveva paura. Uno stato d'animo che avrebbe confidato al fratellino qualche giorno prima la scomparsa. L'inchiesta continua e si arricchisce di nuovi particolari inquietanti. La 13enne di Brembate conosceva il suo assassino e potrebbe aver temuto proprio Massimo Bossetti, il muratore incastrato dal test del Dna.
Stando all'articolo pubblicato sul Corriere della Sera a firma di Fiorenza Sarzanini qualche settimana prima di essere rapita davanti al centro sportivo di Brembate, si era spaventata perché aveva notato un uomo che la osservava. Lo aveva raccontato al fratellino, ma poi quella sensazione si era affievolita e anche i genitori non avevano più indagato. Quel dettaglio torna adesso al centro dell’indagine e assume un'altra valenza andando a comporre insieme a tanti altri tasselli una specie di mosaico.
Testimoni, inoltre, confermano di aver visto l'uomo aggirarsi nei pressi della palestra nel periodo della scomparsa. Bossetti potrebbe aver 'puntato' la ragazzina e cercato più volte di avvicinarla. Questa mattina nuovo interrogatorio per il muratore. La moglie non gli ha fornito alcun alibi per la sera del delitto.
IL TITOLARE DELLA PALESTRA «Ho sentito i carabinieri proprio questa mattina, mi hanno chiesto se mi ricordo di Massimo Giuseppe Bossetti, ma io non ricordo di averlo mai visto». Lo ha detto all'ANSA Veronica Locatelli, la titolare del centro sportivo di Brembate frequentato da Yara Gambirasio e dove la ragazzina era stata vista viva per l'ultima volta prima della sua scomparsa il 26 novembre del 2010.
Già 3 anni e mezzo fa le indagini si erano concentrate attorno alla palestra e ora gli inquirenti stanno tornando alla carica per capire se proprio qui le vite della studentessa 13enne e quella del suo presunto killer si fossero in qualche modo incrociate. «I carabinieri hanno l'archivio con tutti i nomi dei nostri clienti da 3 anni - ha aggiunto Veronica Locatelli - è chiaro però che se fosse stato cliente del nuoto libero l'uomo non sarebbe registrato».
Dal centro sportivo, una vera cittadella dello sport che comprende piscina, campi di calcetto e di atletica, il palasport e il bar aperto da una decina d'anni, passano ogni anno oltre 2mila persone tra chi segue dei corsi o chi va semplicemente per una nuotata o affittando il campo per la partita. «Non mi ricordo il suo volto - ha ripetuto la titolare riferendosi a Bossetti - l'ho detto chiaramente ai carabinieri». Per quanto riguarda invece un'eventuale frequentazione dei figli del muratore alla palestra, la titolare non ha voluto dare alcuna risposta.
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