A volte le parole "competizione sportiva" assumono un significato diverso. Quando la passione vince sull'antagonismo, come nel caso del campione
Alex Zanardi. L'ultimo successo non lo ha festeggiato con una medaglia, ma con un gesto di solidarietà che incarna quello che dovrebbe essere lo spirito di ogni vero sportivo. Alex ha corso la
maratona di Venezia insieme all'amico paraplegico
Eric Fontanari per aiutarlo a realizzare un sogno. Ma i 42 km erano un po' troppi per lui, e così Alex si è fermato ad aiutarlo spingendolo fino al traguardo.
Ecco il suo straordinario racconto: "E' stata un'avventura pazzesca. Eric ha iniziato a patire il freddo con degli spasmi muscolari e non riusciva più a tenere la sua handbike che piegava tutta a sinistra. A quel punto ho capito che era
troppo rischioso arrivare in queste condizioni a Venezia per cui, memore dell'esperienza dello scorso anno con Canali, ho deciso di
sganciare la ruota anteriore di Eric e agganciare il suo mezzo al mio con una
corda trovata per caso sul percorso spuntata da un
bidone della spazzatura. Abbiamo smontato la ruota anteriore della carrozzina di Eric, l'ho legato dietro a me e siamo ripartiti.
Sembravamo l'A-Team.
Il bello doveva ancora venire perchè qualche chilometro dopo mi si
rompeva la guaina del cambio e tutto ciò mi ha costretto ad utilizzare un rapporto durissimo e fare una
fatica incredibile. Poi, miracolosamente, ho trovato un nastro e ho
steccato la guaina rotta attorno al freno. In questo modo sono riuscito a cambiare di nuovo e rendere quindi più facile la mia pedalata. Inoltre,
ero troppo incitato da Eric che dietro di me urlava
vai trattore che ce la facciamo, arriviamo al traguardo!. Iniziavano così i 13 ponti di Venezia dove facevo fatica a tenere l'handbike perché la ruota anteriore slittava, visto che tutto il peso era sbilanciato all'indietro. Avevamo il pubblico e i volontari ad aiutarci, sapevamo che il traguardo era vicino e non potevamo mollare. Dopo l'ultimo ponte mi sono fermato per attendere l'accompagnatore in bicicletta che avrebbe dovuto portarmi la ruota anteriore dell'handbike di Eric, perché
volevo fosse lui a transitare per primo sul traguardo. Purtroppo, l'accompagnatore non è mai arrivato e così ho deciso di trainare Eric fino a 1 centimetro dall'arrivo, sono sceso dalla mia handbike e, come già fatto lo scorso anno con Francesco, ho fatto in modo che fosse
il suo corpo a transitare per primo sotto la linea di arrivo. E' stata durissima ma anche stavolta
un'emozione incredibile: non potevo arrendermi, perché Eric ci ha creduto dal primo all'ultimo metro".
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