TELECOM ITALIA DIVENTA SPAGNOLA: ACCORDO CON GLI IBERICI DI 'TELEFONICA'
Telecom è ormai vicina a passare in mano spagnola. I negoziati tra Telefonica e i soci italiani di Telco sono alla stretta finale e già domani mattina potrebbe arrivare l'annuncio ufficiale che lascerà di fatto l'Italia priva anche dell'ultimo baluardo tricolore nel mondo delle telecomunicazioni. L'accordo sembra praticamente chiuso, ma restano dei punti da finalizzare. La nottata, che si preannuncia di lavoro serrato, servirà a mettere a punto gli ultimi dettagli e per definire l'iter che richiede ancora alcuni specifici passaggi burocratici di governance. A rassicurare nel frattempo sul fronte caldo dei possibili esuberi ci ha pensato direttamente l'amministratore delegato Marco Patuano, intenzionato a non licenziare «proprio nessuno». La Borsa deve aver intuito l'accelerazione e il titolo è rimbalzato (+3,4%) tra una ridda di voci, ma con gli occhi puntati sul rilancio da parte del gruppo guidato da Cesar Alierta per il controllo della holding cui fa capo il 22,4% di Telecom. Una girandola di incontri ha avuto come perno Mediobanca dove si è presentato anche Marco Fossati, che è stato aggiornato sul prospettato accordo in qualità di secondo azionista di Telecom, dopo Telco, con quasi il 5%. Piazzetta Cuccia ha riunito il comitato parti correlate mentre Intesa ha affrontato la questione in un consiglio di gestione straordinario. E un passaggio formale deve aver coinvolto anche Generali. Intesa, Mediobanca e il Leone hanno rifiutato nelle ultime settimane una proposta del socio spagnolo di Telco per parte delle quote, mentre ora l'offerta dovrebbe prevedere l'acquisto, anche se in due fasi, di tutte le quote degli azionisti italiani della holding e anche del debito (prestito dei soci e prestito bancario). Da Madrid nessun commento, ma oramai i giochi appaiono fatti e sarà rispettato il termine del 28 settembre per uscire dallo stallo. La disdetta al patto della finanziaria potrebbe tuttavia slittare per dar modo a Telefonica di mandare in porto l'intera operazione che interesserebbe anche Tim Brasil. Cdp si chiama fuori: «siamo una società con missione pubblica che utilizza risorse private. Il risparmio postale è la maggior fonte della nostra provvista, dobbiamo gestirlo oculatamente e questo fa si che molte delle cose che Governo e Parlamento ci chiedono non le possiamo fare», ha affermato il presidente Franco Bassanini. A valle restano altri nodi da sciogliere, tra questi il piano di scorporo della rete, parte del più ampio piano di societarizzazione che il 3 ottobre in teoria doveva essere all'esame del Cda. «Non è necessario imporcelo, vogliamo passare volontariamente a un modello di Equivalence of input» (parità assoluta d'accesso, ndr) ha sottolineato Patuano in un botta e risposta a distanza con il commissario dell'Agcom Antonio Preto che ha suggerito di «avviare i dovuti approfondimenti per accertare la sussistenza delle condizioni per imporlo come rimedio a garanzia della parità di accesso». Una dichiarazione che «non può rispecchiare nè un orientamento della commissaria nè dell'Agcom» perchè «per procedere a uno scorporo non volontario credo che servano motivi di una gravità eccezionale che non esistono assolutamente» risponde il presidente esecutivo Franco Bernabè. L'Autorità guidata da Marcello Cardani è entrata in aperto contrasto con Telecom dopo la decisione sul taglio dei prezzi dell'ultimo miglio (da 9,28 a 8,68 euro); la Commissione Ue aveva chiesto di rivedere la decisione, il Berec, l'organismo europeo che raggruppa le authority nazionali per le tlc, ritiene che i seri dubbi della Commissione non siano giustificati.
Fonte: leggo.it
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